Sangue di Giuda – Graziano Gala

Classificazione: 5 su 5.

Pacche da tutte le parti, carezze, affetto e Giudariello accà e Giudariello allà e ci vadimm pe’ nu caffè a casa tua, vulisse ‘a maronna ca bastava nu cazzo ‘e abbonamento ‘e pallone pe’ squagliare ‘a solitudine comm’a neve ‘e marzo. Io sto zitto, non riesco a mettere a fuoco nessuno, ma li brucerei volentieri tutti.

“Sangue di Giuda” è il romanzo d’esordio di Graziano Gala, edito minimum fax. Avevo già avuto modo di parlarvi di questo giovane e promettente autore salentino e della bellezza dei suoi racconti (trovate l’articolo qui), per cui già sapevo che questo romanzo non poteva essere altro che un capolavoro (parere estremamente riduttivo). Lo trovate da oggi, 15 aprile 2021, disponibile nelle librerie e negli store online.

TRAMA. A Giuda hanno rubato il televisore e le pareti della sua casa hanno iniziato conseguentemente a “sudare”: Pippo Baudo, fedele alleato di Giuda, non può più distrarre il fantasma del padre che, a tradimento, fa tremare i mobili della casa del protagonista e lo minaccia di percosse, terrorizzandolo e costringendolo ad abbandonare la sua abitazione e a camminare per le strade di Merulana, il paese nel quale vive.
Giuda arriverà a “scomodare la specie peggiore del creato”, ovvero i suoi parenti pur di ritrovare la pace che Pippo Baudo tramite un televisore può donargli, ma la figlia Rosita negherà all’uomo l’aiuto che le chiede.
Giuda, tra un malinteso e l’altro, si ritroverà suo malgrado in guai ben più grossi di quelli che un uomo come lui è pronto ad affrontare, tra l’ostilità dei suoi compaesani; un viaggio che gli permetterà di riappropriarsi della sua vita e del suo nome ormai dimenticato.

IL LINGUAGGIO. Quello che colpisce già dalla prima pagina di questo romanzo è il linguaggio di Giuda: un mix tra dialetto salentino e campano, una lingua che pare sporca a chi la legge, ma che è invero immediata e reale. Per riprendere le parole dello stesso Gala nell’intervista rilasciata per Radio Capital, il dialetto è la “lingua d’urgenza”, la lingua che chiunque utilizzerebbe per essere rapido ed immediato. La forza della lingua parlata da Giuda – che è urgente, vera, reale – la eleva a vero e proprio linguaggio universale: infatti, grazie alla limpidezza del messaggio veicolato, Giuda sarà inspiegabilmente in grado di farsi capire dal vicino anglofono Ferlinghetti, permettendo ai due di stipulare una vera e propria alleanza privata ed intima, capace di avvicinare chi per assioma dovrebbe essere interdetto alla comunicazione, compiendo una vera e propria magia.
Un altro aspetto che ho trovato interessante è che in “Sangue di Giuda”, le (poche) frasi scritte in italiano nel testo sono esattamente quelle che verranno fraintese dal protagonista: questo – a mio avviso- rimarca in un certo senso la purezza che per Gala è propria del dialetto, che si “spoglia” degli artifici tipici della lingua italiana e non li riconosce, causando incomprensioni e malintesi.

La memensione di Marco

GIUDA. Giuda Iscariota, così lo chiama tutto il paese. Giuda Iscariota non è, ovviamente, il suo vero nome: è il nome che suo padre in primis gli ha affibbiato e che il paese ha ripetuto a pappagallo un numero di volte talmente elevato che il protagonista arriva a dimenticare il suo nome vero. Giuda viene trattato come lo scemo del paese, il matto, l’ultimo fra gli ultimi: tutti a Merulana lo deridono, si prendono gioco di lui ed è qui che si stabilisce la prima dicotomia del romanzo, tra Giuda e gli altri. In questo rapporto perennemente conflittuale, quello che emerge con forza è la purezza di Giuda che a me ha ricordato un pochino il principe Myškin de “L’idiota” di Dostoevskij.
Giuda, nonostante il paese lo svilisca costantemente, conserva una lucidità di pensiero invidiabile, una spiccata ironia e una certa intelligenza, che si manifestano via via che si procede con la lettura di questa storia e che porteranno Giuda infine a ribellarsi.
È difficile, però, fronteggiare i paesani: sono egoisti, omertosi, violenti; la rivoluzione uno, non è che possa farlo da solo e uno si ritrova, suo malgrado, ad abbassare la testa e a subire le vessazioni. Tuttavia, uno spiraglio di luce c’è: esistono degli esempi positivi, personaggi buoni che, assieme a Giuda, alzeranno finalmente la testa.

LA MIA OPINIONE. Questo romanzo è stato, per me, un’altalena di emozioni. Se nella prima parte a volte ho addirittura riso, in altre ho pianto con dolore. In altre ancora, ho dovuto fare diversi respiri profondi per riuscire a calmare i nervi e riprendere a seguire le vicende di Giuda. Che Graziano Gala fosse in grado di risvegliare anche i cuori più freddi lo sapevo già, ma che riesca a raccontare la ferocia in un modo così schietto mi sorprende sempre.
Giuda è in ognuno di noi: in ogni persona che ha subito un trauma, in ogni persona che cerca di dimenticare e, infine, di fare pace con il proprio passato e andare avanti. O, almeno, questo è quello che penso io di Giuda.
Le pagine finali addolciscono l’amarezza della Parte terza (il libro è diviso in quattro parti) – la più dura, la più intensa, quella che mi ha fatto fermare perché mi mancava l’aria – lasciando nel lettore la speranza, un po’ come quando Leopardi ne “La ginestra” parla della “social catena” e di come la cooperazione tra gli uomini possa poi farci pensare che il mondo così schifoso non è.
Io questo libro l’ho divorato in due sere.
Sappiate che, se vi spaventa il linguaggio con cui è stato scritto, alla fine del libro c’è un Glossario intitolato “‘A lingua ca me port’appresso” in cui Giuda spiega – sempre a parole sue – il suo dialetto. Dopo i primi tre capitoli, supererete lo scoglio della lingua e non riuscirete più a staccare gli occhi dalle pagine.
Sono davvero felice di aver avuto la possibilità di leggere questo romanzo in anteprima. Grazie a miminum fax, ma grazie soprattutto a Graziano per le sue – come sempre – preziose parole.

Se vi ho incuriosito, potete acquistare il libro in formato cartaceo qui e in formato digitale qui!

APPROFONDIMENTI
Intervista a Graziano Gala su Radio Capital
Fabio Stassi su “Sangue di Giuda”
Andrea Donaera dialoga con Graziano Gala

Pubblicato da Squittii tra le pagine

Tra uno squittio ed un altro, vi parlerò dei libri che più mi hanno colpito, di quali pagine ho sgranocchiato e di quelle che ho lasciato perdere.

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